Flop Sinodo in Vaticano, i vescovi si spaccano su donne e gay: bocciato il testo finale

zuppi

Colpo di scena al Sinodo sulle Chiese in Italia che si è chiuso  dopo tre giorni di discussioni serrate e non prive di momenti ad alta tensione

di Francesco Capozza – L’assemblea composta da oltre mille delegati, la metà dei quali laici, ha infatti respinto il testo finale preparato dagli uffici della Conferenza episcopale italiana, e fortemente voluto da Papa Francesco, che comprendeva aperture su temi scottanti come il riconoscimento di nuovi ministeri femminili (la possibilità, cioè, che potessero essere ordinate delle “diaconesse”) o la menzione della comunità Lgbtq+ nei punti del testo che facevano riferimento all’«accompagnamento» nella comunità ecclesiale, un termine, anche quest’ultimo, fortemente criticato dalla base.

Una vera e propria rivolta interna quindi, che ha lasciato visibilmente amareggiato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, tanto da indurlo a sconvocare immediatamente l’assemblea dei vescovi italiani fissata per maggio. Ma andiamo con ordine.

Questa seconda assemblea sinodale delle Chiese in Italia era stata convocata su impulso di Bergoglio dopo quella svoltasi a San Paolo fuori le Mura lo scorso novembre. Nonostante la convalescenza, il pontefice aveva preteso che questo nuovo appuntamento si tenesse senza alcun ritardo sulla tabella di marcia di un cammino sinodale che dura pressappoco da quattro anni. I lavori sono perciò iniziati come da programma lunedì scorso e dovevano concludersi, secondo le aspettative papali e della Cei, con l’approvazione delle circa cinquanta “Proposizioni” poste all’ordine del giorno.

Per spingere i delegati ad un voto favorevole Francesco aveva inviato un messaggio molto sentito letto dallo stesso cardinale Zuppi nel quale il Papa invitava l’assemblea ad «approfondire e votare le Preposizioni, frutto di quanto emerso finora e snodo per il futuro delle Chiese in Italia».

Se approvate, poi, tali scelte avrebbero dovuto essere recepite ed attuate dalle singole diocesi della penisola. I delegati sinodali hanno discusso per tre giorni su questioni che dall’alto si ritenevano essere ormai assodate e il voto finale, nelle intenzioni del Papa e dei vertici della Cei, doveva servire a certificare un documento ritenuto blindato. Tuttavia, durante le ultime 72 ore e contrariamente alle aspettative, nell’aula Paolo VI è andata in scena una vera e propria rivolta con molti partecipanti visibilmente contrariati, alcuni dei quali hanno ritenuto il testo posto in votazione «generico e sbiadito», constatando peraltro che «gran parte delle proposte formulate dalla base non sono nemmeno state prese in considerazione».

Dai vertici della Cei si è tentato di sopire gli evidenti dissapori emersi spiegando che «l’inevitabile lavoro di sintesi ha portato ad asciugare il documento iniziale» e anche «le posizioni emerse» hanno comportato un lavoro di limatura ulteriore che però, come si diceva, è stato rigettato dall’assemblea sinodale con un ampio margine a sfavore. Molti partecipanti hanno criticato aspramente il fatto che nel testo finale non ci fosse alcun riferimento agli abusi sessuali, come pure i pochi e fumosi cenni alla trasparenza economica hanno lasciato delusa gran parte dei delegati.

I 1008 componenti (168 vescovi, tra cui 7 cardinali, 252 sacerdoti, 34 religiosi, 17 diaconi e ben 530 laici) hanno quindi respinto le Proposizioni poste all’ordine del giorno e il documento finale è stato definitivamente accantonato per essere riscritto da capo e ripresentato ad ottobre in una nuova, non prevista, assemblea sinodale. Se Zuppi se ne torna nella sua Bologna con l’amaro in bocca, c’è solo da immaginare come possa essere l’umore dell’anziano e malato Jorge Mario Bergoglio.
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