di Massimo Sanvito – Il volto di Vladimir Ilich Uljanov, famoso (ahinoi) come Lenin, padre della Rivoluzione d’Ottobre che portò alla creazione dell’Unione Sovietica e ispiratore di numerosi partiti comunisti in giro per il mondo, è incastonato tra le pietre di un muretto con tanto di targa commemorativa. Museo archeologico di Villa Arbusto, Lacco Ameno, versante nord-ovest di Ischia.
Correva l’anno 1910 quando il compagno Lenin, durante una minicrociera nel Golfo di Napoli a bordo del traghetto Tiffany e in compagnia dell’ereditiera americana Cindy Morgan, sbarcò sull’isola per trascorrere tre giorni al Grand Hotel Salus tra fanghi e bagni termali. E oggi, 115 anni dopo, l’amministrazione comunale di Lacco Ameno (formalmente una civica), insieme all’associazione Iskra (un giornale socialdemocratico russo, la cui fondazione fu decisa in una riunione clandesitna alla presenza dello stesso Lenin), ha voluto omaggiare il rivoluzionario comunista per il suo soggiorno ischitano con un’installazione dell’artista Paolo May.
Il vicesindaco del piccolo centro, Carla Tufano (di chiare simpatie sinistre), ha spiegato: «Vogliamo valorizzare la memoria storica dell’isola che nei secoli è stato un luogo di incontri, di pensiero e di riflessione, e il passaggio di Lenin testimonia il ruolo del nostro territorio nelle grandi vicende storiche del Novecento; inoltre la valorizzazione della storia dell’isola rappresenta anche un’opportunità per promuovere un turismo culturale di qualità capace di attrarre visitatori interessati non solo alle bellezze naturali ma anche alla ricchezza storica di Ischia». Già ce li immaginiamo i turisti a sgomitare per ammirare l’effigie di Lenin, semi-calvo, baffi e pizzetto, piuttosto che godersi il mare cristallino di Ischia…
Così, dopo la statua di Che Guevara a Carrara, la prima in Italia (e speriamo anche l’ultima), ecco un bel tributo a colui che fu, nell’ordine: responsabile prima del golpe bolscevico e poi della guerra civile che rovesciò l’Assemblea Costituente e provocò qualcosa come dieci milioni di morti; mente della Ceka, la polizia politica che scatenò il “terrore rosso” contro gli oppositori politici
Iin quattro anni, tra crocifissioni, impalamenti, impiccagioni, roghi e scorticamenti, si contarono centinaia di migliaia di vittime; ideatore dei gulag, i campi di concentramento dove lui stesso confinò decine di migliaia di nemici (i morti, sotto Stalin, furono poi almeno un milione e mezzo); razzista conclamato, nei confronti della minoranza cosacca del Don e del Kuban: fece sterminare un terzo della loro popolazione (circa 500mila) perché non affatto disposti a sottomersi al regime comunista (parlare di genocidio non è sicuramente troppo); affamatore del popolo, visti e considerati i cinque milioni di sovietici morti letterlamente di fame a causa della terribile carestia del 1920-1921: il combinato disposto tra le requisizioni di grano ai contadini e il rifiuto degli aiuti umanitari offerti dagli Stati Uniti fu apocalittico.
In testa al sit-in celebrativo dello spietato e sanguinario dittatore chi altro poteva esserci se non i militanti del Partito marxista-leninista italiano, tra bandiere con falci e martelli e magliette col volto di Lenin? E poi studenti, professori, qualche addetto ai lavori, persino un cantante a strimpellare. «Fino a oggi Lenin viene ricordato annualmente dal Partito a Cavriago (Reggio Emilia, ndr) e a Capri dove si trovano due suoi monumenti, quindi siamo particolarmente contenti che ciò avvenga anche a Ischia da parte di un’associazione politica culturale unitaria di forze politiche, culturali e sociali dell’isola», hanno esultato a pugno chiuso i comunisti per festeggiare quello che chiamano “grande Maestro del proletariato internazionale”.
Non ci stanno invece quelli del Movimento Sociale Fiamma Tricolore: «Un’amministrazione comunale che “firma” una targa in ricordo di Lenin a mio avviso dovrebbe veramente vergognarsi. Trovo assurdo, e per certi versi agghiacciante, che l’iniziativa del Pmli di Ischia sia stata fatta propria dall’amministrazione».
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