Truffa milionaria alle assicurazioni per incidenti simulati con complicità di medici e avvocati

Truffa milionaria alle assicurazioni per incidenti simulati

76 persone indagate fra cui medici, avvocati, un assicuratore, un infermiere e un tecnico di radiologia e 14 misure restrittive ai domiciliari e interdittive professionali

È il risultato della maxi operazione di polizia giudiziaria che ha portato, lunedì 22 luglio, a interrompere l’attività di un’associazione a delinquere radicata a Chieti e dintorni. Una truffa che, dal 2017, avrebbe fruttato oltre un milione e mezzo di euro ai danni di una compagnia assicurativa. Le indagini, dirette e coordinate dalla procura della Repubblica di Chieti, hanno consentito di scoperchiare un sistema di falsi incidenti stradali, mai avvenuti o simulati, messo su per truffare le compagnie assicurative.

Fra le simulazioni più gettonate dal sodalizio truffaldino quelle del finto passante investito sulle strisce o del motociclista travolto un altrettanto finto automobilista per poi finire in ospedale e farsi rilasciare falsi certificati medici. Un centinaio gli incidenti messi in scena; secondo la tesi degli inquirenti, l’organizzazione criminale avrebbe conseguito ingenti e ingiusti profitti, coinvolgendo di volta in volta singoli soggetti compiacenti per inscenare falsi sinistri.

L’indagine sarebbe partita analizzando un’operazione di anomala di movimentazione su Postepay, intestata a una donna disoccupata, che aveva ricevuto in accredito di 100 mila euro per un risarcimento dei danni. In poco tempo sono stati accertati numerosi prelievi in contanti, altre spese in sale da giochi anche all’estero, e due movimenti sospetti uno dei quali transitato sul conto corrente di una persona già segnalata per altre irregolarità. Da qui la ricostruzione della tesi accusatoria che ha portato alla scoperta della banda.

Per tutti l’accusa principale è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi assicurative, sostituzione di persona, delitti di falso, furto aggravato.

Il procuratore Giampiero Di Florio a margine della conferenza stampa in procura a Chieti si è detto dispiaciuto anche per il danno indiretto che tutto meccanismo ha portato, sottolineando “lo sviamento dell’attività istituzionale di forze dell’ordine ed enti ospedalieri che si sono dovuti occupare di queste persone che chiedevano prestazioni senza averne diritto con le code e le attese che oggi abbiamo per gli accertamenti strumentali nei nostri ospedali”.
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